L’Infinito – Giacomo Leopardi

02.06.2026

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma, sedendo e mirando, interminati
spazi di lá da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Cosí tra questa
immensitá s'annega il pensier mio;
e il naufragar m'è dolce in questo mare.




Questo colle solitario mi è sempre stato caro, e anche questa siepe, che impedisce di guardare una gran fetta dell'orizzonte più lontano Ma, mentre siedo e fisso lo sguardo sulla siepe, io immagino gli sterminati spazi al di là di quella, i silenzi che vanno al di là dell'umana comprensione e la pace profondissima, tanto che per poco il mio cuore non trema di fronte al nulla. Quando sento le fronde delle piante stormire al vento, così paragono la voce del vento con quel silenzio infinito: e istintivamente mi giunge in mente il pensiero dell'eternità, le ere storiche già trascorse e dimenticate e quella attuale e ancor viva, col suo suono. Così il mio ragionamento si annega in quest'immensità spazio-temporale, e per me è un naufragare dolcissimo.

La poesia parla di come si possa immaginare l'infinito oltre quella siepe. Nel silenzio con solo il soffiare del vento che colpisce le foglie Leopardi immagina tutto il mondo che può trovarsi dietro una siepe.

Anna Laura C.

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