VITA DA ARBITRO
Essere arbitro significa avere una mente preparata a qualsiasi tipo di situazione. Per diventare arbitro bisogna iscriversi ad una sezione AIA (Associazione Italiana Arbitri). Dopo essersi iscritti si partecipa ad un corso in cui si spiega molto, e che a volte prevede anche una lezione in un campo da calcio. Di solito nelle ultime lezioni si fa un ripasso generale, per prepararsi all'esame finale. Dopo queste lezioni si va in sezione nel giorno scelto dall'AIA della tua sezione e si fa l'esame finale, tramite quiz e interrogazione dove si correggono anche gli errori commessi nel quiz.
Quando si viene promossi non ti assegnano una partita subito, prima si fanno altre poche lezioni per ripassare il regolamento, e poi hanno bisogno di tempo per crearti un account sul sito degli arbitri, dove si possono vedere le partite accettate, le tue informazioni, i tuoi dati bancari, le comunicazioni, ecc…
Dopo un po' di tempo ti assegnano la prima partita. Le prime partite sono molto tranquille, dato che ti assegnano squadre con circa un anno in meno di te, di solito tra una squadra in alto in classifica e una squadra in basso in classifica. Nelle prime partite ti assegnano un tutor, ovvero un arbitro con esperienza che ti seguirà nella partita, senza essere troppo invasivo, ed intervenendo nella partita solo se non si fischia la fine del primo tempo o del secondo tempo, oppure se non si fischia un fallo grave. Ti viene assegnato il taccuino, che è lo strumento più importante per l'arbitro, dato che li scrivi, durante la partita, le ammonizioni, le espulsioni, i colori delle maglie e le sostituzioni.
Io ho cominciato quest'anno e la mia prima partita è stata under 14, Guidonia-Fidene. Essere arbitri non è un gioco, dato che dobbiamo gestire tutta la partita, ma è bello vedere il calcio da un'altra visuale: quella dell'arbitro.
Pietro P.
